Miss ammalia è seduta comodamente sul divano, le gambe accavallate e i piedi nudi perfettamente appoggiati sul tavolino bianco. con quel suo sguardo arrogante e il sorriso da vera dominatrice, si sente potente e piena di voglia di farsi adorare dal suo schiavo devoto.vieni qui, verme, ordina con voce ferma.lo schiavo si precipita ai suoi piedi. miss ammalia gli sbatte le piante dei piedi direttamente in faccia, schiacciandogli il naso tra le dita e strofinandoglieli addosso con forza, facendogli inalare profondamente il suo odore caldo e intenso. lo schiavo ansima mentre lei gli preme i piedi sulla bocca e sul naso, godendo nel vederlo soffocare nel suo profumo femminile.annusa bene, schiavo. annusa la tua dea, gli ringhia.poi il tono si fa ancora più crudele e autoritario:ora leccali. lecca ogni centimetro. tra le dita… sulla pianta… sul tallone. voglio sentire la tua lingua bagnata e umida dappertutto.lo schiavo obbedisce come un cagnolino, passando la lingua tra ogni dito, succhiando le dita dei piedi una ad una mentre miss ammalia lo guarda dall’alto con disprezzo e piacere. lei non si accontenta: gli infila entrambi i piedi in bocca contemporaneamente, spingendoli in profondità fino a fargli venire i conati, mentre ride soddisfatta nel vederlo sbavare e soffrire per compiacerla.alla fine, quando è completamente soddisfatta del lavoro del suo schiavo, miss ammalia ritira i piedi, lo guarda con superiorità e gli dice con tono sprezzante:ora sparisci, inutile. la tua dea ha avuto quello che voleva.lo schiavo viene mandato via come uno straccio. miss ammalia si rilassa sul divano, un sorriso dominante e appagato sul viso, le gambe ancora distese, pienamente consapevole del suo potere assoluto.